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Fontana dei Tritoni
Rione di Ripa

Papa Clemente XI, Albani, discendeva da una nobile famiglia di Urbino di origini albanesi. Il suo antenato Michele Laçi aveva combattuto contro i turchi a fianco di Scanderberg e nel 1464 abbandonò il suo Paese per l’Italia, dove venne accolto dal Duca di Urbino, quel Federico di Montefeltro le cui fattezze ci sono tramandate dal ritratto di Piero della Francesca. Alle sue origini sono legate le numerose iniziative del pontefice per contrastare l’abbandono delle tradizioni cattoliche nelle terre al di là dell’Adriatico, ormai assoggettate alla dominazione ottomana: e forse non è un caso, allora, se nel suo stemma risplende una stella ad otto punte, che nell’araldica ecclesiastica simboleggia Cristo, ma che è un simbolo presente anche nella tradizione islamica.
L’architetto perugino Carlo Bizzaccheri nel 1717 riprese il motivo di questa stella progettando la vasca della Fontana dei Tritoni, collocata nell’antica zona del Foro Boario, dove fin dal tempo dei re di Roma si teneva il mercato dei buoi, di fronte all’Isola Tiberina, nella piazza che ha il nome dalla Bocca della Verità, oggi collocata nel portico della chiesa di Santa Maria in Cosmedin. L’occasione per l’installazione della fontana fu costituita dal livellamento della piazza, che sovrastava di circa due metri il piano attuale della chiesa, la quale ultima era afflitta dall’umidità, a causa dello sprofondamento seguito a successivi rinterri.
Al centro della vasca, sopra degli scogli di travertino scolpiti da Filippo Bai, una coppia di tritoni in ginocchio e con le code intrecciate, opera dello scultore Francesco Moratti, sorregge un catino a forma di conchiglia, in cui si riversa l’Acqua Felice; il catino è adornato degli stemmi papali, con lo scudo in cui alla stella si aggiungono tre monti.
Le colonnine che circondano la fontana erano situate originariamente in modo da consentire quattro accessi, in corrispondenza delle fistole da cui ci si poteva abbeverare. Nell’800 queste fistole furono soppresse, così come, in occasione dei lavori per la costruzione dei muraglioni del Tevere, fu divelto il fontanile, collocato dal Bizzaccheri a fianco della fontana e che fungeva da abbeveratoio per il bestiame.
Di fronte alla fontana veniva eretto il patibolo in occasione delle condanne a morte. L’ultima esecuzione vi ebbe luogo nel 1868 ai danni di Monti e Tognetti, autori il 22 ottobre 1867 del fallito attentato alla caserma degli zuavi pontifici in Prati: due barili di polvere da sparo, fatti esplodere nelle fogne, avevano provocato la morte di 23 soldati francesi e di quattro civili. Pio IX pareva propenso a concedere la grazia, ma sembra che la stessa non fu neppure chiesta dai condannati, cui Carducci dedicò un’ode, considerandoli martiri dell’unità d’Italia.

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