
Trevi. Fontana di Trevi
Piazza Trevi
- Area: Rione II Trevi
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La fontana barocca più famosa al mondo è anche fonte di solidarietà : le monetine lanciate dai turisti per propiziarsi un ritorno nella Città Eterna, come immortalato nella canzone Arrivederci Roma di Renato Rascel, sono donate dal Comune alla Caritas diocesana.
Trevi è il rione ove è ubicata la fontana; il nome deriva probabilmente dal latino trivium, che indicherebbe la confluenza di tre vie proprio nelle vicinanze del monumento che, alimentato dall'Acqua Vergine, occupa l'intera facciata del palazzo che fu dei duchi di Poli; costoro inutilmente cercarono di resistere alla volontà di papa Clemente XII, Corsini, di sistemare definitivamente la piazza ricreando la grandiosa mostra d'acqua che era stata concepita, quasi un secolo prima, da Gian Lorenzo Bernini, con un progetto che venne lasciato cadere per mancanza di fondi.
Sarà il romano Nicolò Salvi, che aveva perso il concorso per la realizzazione della facciata di San Giovanni in Laterano, l'incaricato di ricreare nella prima metà del 1700 le forme barocche del '600 romano; in questo concorso prevalse invece su concorrenti di fama, tra i quali Luigi Vanvitelli, discostandosi in parte dal motivo ispiratore della sua arte, tendenzialmente neorinascimentale.
Il carattere monumentale della fontana è reso grandioso dal solenne fondale architettonico, costituito da un arco di trionfo, sormontato da una balaustra e da trofei militari, all'interno del quale è ricavata un'enorme nicchia in cui è collocato il Nettuno di Pietro Bracci. Ai due lati, nelle nicchie laterali, sono poste le statue della Salubrità e della Fertilità , opera di Filippo Della Valle, che collaborò pure alla costruzione del Palazzo
della Consulta al Quirinale, oggi sede della Corte costituzionale.
Nettuno è adagiato su un cocchio trainato da cavalli marini preceduti da tritoni, che corre su una scogliera scolpita nel travertino. Sulla destra della fontana è collocato un grande vaso, anch'esso di travertino, detto «asso di coppe», perché richiama la carta di questo seme, che si narra sia stato lì posto dal Salvi per disturbare la vista di un barbiere che, dalla bottega lì a fianco, si diffondeva in continue critiche al suo lavoro.
Una volta l'acqua della fontana era considerata potabile. Una tradizione coltivata dalle giovani romane era quella di darne da bere un bicchiere al fidanzato che partiva da Roma, bicchiere che poi veniva frantumato con la promessa di fedeltà . Per questo motivo l'acqua della fontana, nella quale si tuffa Anita Ekberg nella più nota scena del film La Dolce Vita di Federico Fellini, è detta anche «acqua dell'amore».
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