SCHEDA FONTANA

Barberini. Fontana delle Api
Piazza Barberini

  • Zona: Rione XVI Ludovisi
  • Informazioni e curiosità:
    Il 6 aprile 1644, appena pochi mesi dopo la realizzazione della celebre fontana del Tritone, al Bernini venne affidato l'incarico di eseguire una "bassa fontana" di piccole dimensioni, il cosiddetto "beveratore delli cavalli", che veniva sempre costruito accanto alle fontane monumentali.
    L'opera, in bianchissimo marmo lunense, secondo l'affermazione del Cassio, fu compiuta in breve tempo e appoggiata all'angolo di palazzo Sederini, tra le attuali piazza Barberini e via Sistina. Consisteva in una grande conchiglia con le valve aperte e con le caratteristiche lunghe scannellature interne: l'una in piano, a fior di terra per servire da catino; l'altra eretta in maniera da aderire all'angolo del palazzo. Sulla cerniera di raccordo tra le due valve, scolpite però sulla valva superiore, tre api barberiniane, simmetricamente disposte, versavano acqua in quella inferiore. L'epigrafe postavi accennava al XXII anno del pontificato di Urbano VIII, Barberini.
    Tale iscrizione, scolpita nel mese di giugno, risultava inesatta poiché il compimento di tale anno di pontificato coincideva con il successivo mese di agosto. Era accaduto che il Bernini, mancando appena due mesi, aveva ritenuto opportuno (o gli era stato suggerito) di fare una augurale anticipazione. L'imprecisione della data diede però subito luogo a critiche, maldicenze e pasquinate a non finire; sicché il cardinale Barberini, nipote del pontefice, decise di mandare uno scalpellino a cancellare l'ultima cifra; il quale scalpellino - narra un di arista dell'epoca - vi lasciò scritto XXI nel che diede a dire a molti quasi che avesse fatto un augurio a papa Urbano che non fusse per arrivare all?anno XXII?. La qual cosa si verificò effettivamente. Urbano VIII morì infatti il 7 agosto, appena otto giorni prima del compimento del ventiduesimo anno di pontificato.
    L'artistica fontanina-abbeveratoio, considerata un elegante e geniale saggio del barocco romano, rimase in loco fin verso il 1867 quando, forse a causa d'intralcio al traffico, venne scomposta e abbandonata in uno dei depositi comunali, esattamente nelmagazzino dei selci al Testaccio.
    Dopo circa mezzo secolo, su sollecitazione di alcuni studiosi, la fontana venne ricostruita, ma con molte alterazioni, dallo scultore Adolfo Apolloni. I pezzi, infatti, erano andati tutti smarriti, ad eccezione di un frammento conservato in Campidoglio, quello cioè che contiene scolpita l'ape centrale. E per la ricostruzione infedele (come chiaramente appare nel confronto con il preciso disegno eseguito dall'olandese Lievin Cruyl nel 1665) venne usato, anziché il bianchissimo marmo lunense, il più volgare e grigio travertino, recuperato nell'allora demolita porta Salaria.
    Così realizzata, con la valva inferiore non più a fior di terra ma arbitrariamente rialzata su massi e con quella superiore non più poggiante all'angolo di un edificio ma isolata, la rinnovata fontana venne inaugurata all'inizio di Via Veneto il 28 gennaio 1916.
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