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Fontana delle Rane
SPQR

L’architetto fiorentino Gino Coppedè fu scelto nel 1913 dai finanzieri Cerruti, della società «Edilizia Moderna», per progettare e realizzare un grande complesso immobiliare a Roma, da edificare in quell’area che si estende tra la piazza Buenos Aires, chiamata dai romani «piazza quadrata», sede della chiesa nazionale argentina, e la via Tagliamento, sede del «Piper», la discoteca nota negli anni ’60 quale culla del pop adolescenziale.
Il complesso, costituito da 26 palazzine e 17 villini, è da tutti ormai conosciuto come «quartiere Coppedè». Il suo stile è inconfondibile: un esasperato ornamentale ispirato ai dettami di un liberty che prelude all’art déco, ma rielaborati in modo del tutto personale, con variazioni sul medievale, sul rinascimentale, sul barocco, sul manierismo, confusi a richiami a motivi diversi, compresi quelli del classicismo greco. Tutto ciò attribuisce al quartiere un’atmosfera fantastica, quasi magica, che lo ha reso, ad esempio, luogo ideale di ambientazione dei film dell’orrore di Dario Argento.
Coppedè diresse i lavori fino alla morte, avvenuta nel 1927. Tre anni prima era stata installata al centro del quartiere, la piazza Mincio, una fontana la cui vista si gode dai due punti più caratteristici del complesso edilizio: l’enorme lampadario in ferro battuto che pende dall’arco che congiunge i due palazzi costruiti dal lato della via Tagliamento, e che segna l’ingresso principale del quartiere, e il Villino delle Fate, in posizione opposta all’arco e che, con la sua asimmetria, la sua confusione stilistica e la ridondanza di elementi decorativi, meglio di ogni altro edificio sintetizza la concezione creativa di chi l’ha progettato.
La fontana è caratterizzata dalle rane che popolano le due vasche: le quattro ospitate nella conca inferiore, che versano l’acqua nella valva delle conchiglie sorrette dalle quattro coppie di figure, e le otto che, sul bordo della conca superiore, attendono di spiccare il salto verso lo zampillo centrale.
L’opera sottolinea l’atmosfera ecletticamente fantastica, quasi magica, che pervade il quartiere, piena com’è di spunti decorativi e ricca di reminiscenze classiche, trasfuse nelle espressioni stilistiche della belle époque, al tramonto nel periodo di progettazione del complesso e spazzata via dalla prima guerra mondiale, che determinò anche la sospensione dei lavori di costruzione.
Coppedè non dimentica di lavorare a Roma e per Roma: la grande ape realizzata sul bordo della vasca quadrilobata non può non richiamare alla mente il Bernini, quello della Fontana delle Api e della Barcaccia.

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